UCRIA – TORRENTE PRACI – SECONDO TRATTO

UCRIA – TORRENTE PRACI – SECONDO TRATTO

Nel reportage precedente sul torrente Praci di Ucria abbiamo concentrato la nostra attenzione sulla cascata e sulla gola che si trovano immediatamente a valle del ponte della Provincia, l’articolo di oggi riprende la documentazione di questo fiume proprio a partire dal suddetto ponte.

Ricordiamo che l’unica via di accesso al torrente è a valle del ponte e che occorre muoversi con grande prudenza a causa delle notevoli difficoltà di avanzamento. Tutte le informazioni in merito sono state fornite nell’articolo precedente, disponibile al seguente indirizzo: http://camminoin.it/2013/10/10/ucria-torrente-praci-primo-tratto-la-cascata/. Il cammino proposto oggi si svolge in una delle zone più difficili di questo torrente. Al pericolo dovuto alla impraticabilità del letto torrentizio si aggiunge infatti la pesante scomodità di una vegetazione estremamente fitta ed intricata. L’onda di verde compatto che ammanta le pendici del vallone si getta nel fiume con una potenza invasiva incredibile. Più che dalla corrente delle acque il cammino è frenato dalla corrente di tale onda. Questo avviso lo diamo per incoraggiare i visitatori ad andare avanti, assicurando loro che i sacrifici iniziali verranno comunque largamente ricompensati dai suggestivi ambienti che si incontrano nei tratti successivi. La struttura del vallone è molto stretta, specie nell’area di base, ove le rocce che scendono dalle pendici superiori affiorano frequentemente sotto forma di bassi strapiombi di arenaria. Tali strapiombi a loro volta allungano il loro piede di appoggio fino al greto del fiume, ove grazie all’azione della corrente fluviale danno luogo alla formazione di canali e piscine gradevoli e interessanti. Nel tratto preso in esame oggi tale fenomeno è molto esteso, ma si mantiene quasi sempre alla quota di scorrimento dell’acqua, con affioramenti rocciosi modesti nella dimensione anche se  di grande effetto estetico e ambientale. Gli strati di arenaria che scendono dalle pareti verticali del vallone risultano tagliati e asportati dall’erosione del fiume con la conseguente scopertura dei gusci interni in corrispondenza del flusso più veloce e intenso. Tale struttura rocciosa accompagna il corso del torrente lungo il suo profilo longitudinale e diventa una corsia preferenziale per il cammino dell’acqua verso la foce del fiume. In alcuni tratti la profondità delle piscine è tale da impedire il loro attraversamento a piedi. Per continuare occorre bay-passare  l’ostacolo introducendosi nella cortina di verde che si innalza sulle sponde del torrente. La bellezza di questo ricchissimo ambiente naturale è data proprio dalla lotta esistente fra i vari elementi ambientali per la conquista del territorio. Ogni presenza mette in campo il suo alto schieramento di forze e contribuisce all’equilibrio definitivo. Ne consegue che il bosco si spinge con le sue truppe armate e compatte fino al limite dell’acqua, mentre il fiume con le sue bombe di piena invernali irrompe nella roccia per scavarsi una breccia. La montagna, dal canto suo, si oppone a questi attacchi difendendosi con il lancio di massi e di frane. E’ un perpetuo conflitto che è testimoniato con chiara evidenza dall’aspetto definitivo dell’ambiente naturale. L’impressione principale che se ne ricava dalla osservazione e stima di questi fenomeni concomitanti è che le forze in gioco sono talmente equilibrate tra di loro da impedire a un elemento di avere la meglio sugli altri. Per questo motivo il vallone non ha la fisionomia tipica di un elemento monopolizzante, ma si presenta ben assortito di tutto. L’acqua del torrente sotto la spinta delle forze di gravità aggredisce le rocce, gli alberi del bosco attratti dall’umidità assediano il fiume, le pareti rocciose della montagna scavate alla base dal corrente fluviale precipitano nel vallone. Il greto del torrente è perciò conteso dalla vegetazione, dall’acqua, dalle rocce affioranti e dai massi rovinati. A causa della forte competizione esistente tra queste forze  il cammino si presenta difficile, ma ricco di grandi suggestioni dovute alla notevole mutevolezza degli ambienti attraversati. Il vantaggio dell’invadenza del bosco si ripercuote favorevolmente sulla frescura dell’aria e sull’ombreggiamento del percorso da seguire, di contro le ombre generate dalle fronde penalizzano l’illuminazione del torrente con effetti a macchia di leopardo che generano contasti letali per gli scatti fotografici. Da questo punto di vista le difficoltà sono tali da impedire una documentazione fedele della grande bellezza custodita da questo sconosciuto vallone. I forti contrasti oscurano pesantemente le zone in ombra  penalizzando così la loro documentazione. Quest’ultima risulta perciò parziale, incompleta e poco efficace, per avere una prova veritiera delle emozioni sprigionate dal posto occorre necessariamente visitarlo di persona.

Capo d’Orlando, 18/10/2013

Dario Sirna.

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