UCRIA – TORRENTE PRACI – QUARTO TRATTO – LA GOLA

UCRIA – LA GOLA DEL TORRENTE PRACI – SECONDA PARTE

Siamo nella zona più interessante di questo importante affluente della Fiumara di Naso. Nel reportage precedente, quello relativo al terzo tratto, abbiamo documentato la zona iniziale di questa parte del Torrente Praci. Siamo all’interno di una gola aperta che in prossimità del fondovalle si trasforma in un canale roccioso di grande fascino e bellezza.

Le rocce di arenaria di cui si compongono le pareti laterali dei versanti montuosi, sebbene di colore neutro, contrastano con il verde ricco e scuro del bosco e con la limpidezza chiara e trasparente delle acque, ponendosi tra questi due elementi come elemento di separazione o di collegamento. Il gioco delle rocce, dovuto alla millenaria lavorazione delle correnti fluviali, genera strutture architettoniche naturali di grande impatto ambientale, ulteriormente valorizzate ed esaltate dalla concomitante presenza di cascate  e piscine. Il posto ha l’armonia e la bellezza di un paradiso terrestre, di un giardino naturale sovrabbondante di affascinati sorprese, che si succedono in una lunga  sequenza, priva di interruzioni, ma impossibile da contemplare con un solo colpo d’occhio. In un certo senso le dimensioni, la lunghezza e la struttura del posto sono tali da generare ambienti naturali contigui  e comunicanti, ma separati tra di loro da una combinazione di angoli ottici che crea prospettive discontinue e spezzate. Ne consegue che i vari ambienti di questo  straordinario giardino terrestre si comportano come stanze da visitare e scoprire separatamente. Ciò ha il piacevole effetto di aggiungere alla bellezza del posto lo stimolo e l’emozione dell’effetto sorpresa. Il cammino infatti si caratterizza proprio per il continuo rinnovarsi e ripetersi di emozioni legate alla scoperta dei vari scorci che si ammirano lungo l’evoluzione del fiume. Il passaggio da un ambiente a un altro è sempre un punto critico del cammino, un punto in cui chi va alla scoperta di bellezze naturali ha il timore di lasciare qualcosa di bello per trovare qualcosa di poco interessante.  Fortunatamente qui questo rischio non esiste, anzi il fiume offre la possibilità di ammirare aspetti sempre diversi e in un certo senso nuovi e particolari. Infatti, pur restando sempre fissi gli elementi di base che costituiscono il paesaggio, la loro mutevole combinazione crea effetti scenici diversi, con risultati sempre nuovi, mai ripetitivi e sempre piacevoli. La zona si avvale di almeno tre cascatelle affascinanti a cui sono collegate estese piscine incastonate in vasconi di roccia altrettanto interessanti. In corrispondenza dei salti e delle piscine il cammino diventa più impegnativo. Spesso la profondità dell’acqua e l’altezza dei balzi che formano le cascate sono dei seri impedimenti al cammino. In questa zona l’uso degli stivali alti è obbligatorio, ma spesso esso non è sufficiente per superare tali barriere. La scalata delle pareti rocciose e dei massi da cui si buttano le cascate richiede molta attenzione e presenta difficoltà medie. La particolare collocazione del canale roccioso all’interno della gola dalle pareti ripidissime e infestate dalla macchia, rende impossibile la scelta di cammini laterali alternativi. Il percorso segue obbligatoriamente la linea tracciata dal’acqua del torrente, per cui determinate difficoltà non sono evitabili. A monte del canale la gola comincia ad aprirsi in parte e presenta così zone di più semplice accesso, ma anche meno interessanti. Però prima di giungere in questa zona del Torrente occorre superare un ultimo passaggio particolarmente bello e difficile. Mentre le pareti laterali del canale roccioso si innalzano verso l’esterno al punto da formare una gola più alta, il greto del fiume assume una conformazione a vasche molto particolare. Dal punto di vista fotografico l’effetto scenico rende poco per cui  i relativi risultati sono poco attendibili, ma ciò è dovuto anche all’impossibilità di raggiungere le posizioni che danno gli effetti migliori.  Di presenza, invece, è possibile ammirare tutta la bellezza di una vasca circolare interamente scolpita nella roccia. Le forme circolari e sferiche assunte sia dal fondale della vasca che dalle sue pareti laterali sembrano descrivere l’esistenza di un corpo roccioso sferico estratto dalla roccia madre grazie alla furia erosiva del torrente. Le vasche sono profonde e inaccessibili dall’interno, esse raccolgono l’acqua inviata dal torrente formando delle bellissime piscine che si alimentano a vicenda tramite passaggi a piccoli salti. Il troppopieno della vasca più alta tracima nella successiva vasca con un effetto compositivo e coreografico eccellente. Superata questa zona del fiume le aree rocciose diventano meno frequenti e si alternano alle aree sabbiose e boscate. Ciò non impoverisce la bellezza del fiume, che continua comunque a presentare scorci  incantevoli, suggestivi e impegnativi, ma la rende più varia. Le ampie piscine che si trovano alla base dei salti d’acqua ospitano al loro interno cospicue popolazioni di trote, dalle dimensioni piccole  e medie. Ma il vallone che ospita il fiume, grazie alla sua inaccessibilità, presenta una spiccata  conservazione della sua natura selvaggia, tanto che esso è l’habitat  ideale per numerose specie di animali selvatici, di rettili  e di uccelli. Il Torrente Praci è sicuramente una delle aree naturali più interessanti e più importanti del settore est dei Nebrodi, esso unisce alla bellezza e al fascino degli ambienti  fluviali la ricchezza di un patrimonio vegetale e animale unico e intatto. La valle ha tutte le sembianza di un Eden perfetto e ideale, luogo di rifugio dallo stress e dalla contaminazione della civiltà moderna, luogo di riconciliazione con il creato, con lo spirito e con Dio.

Capo d’Orlando, 31/10/2013

Dario Sirna.

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