TINDARI – LA FALESIA – PRIMA PARTE

LA FALESIA DELLA RISERVA DI TINDARI

L’escursione di oggi si svolge sulla falesia di Tindari, versante est. La zona è stata raggiunta dai laghetti di Marinello, valicando la prima barriera rocciosa che si erge subito dopo il lago Verde. L’impresa può essere realizzata via mare, mantenendosi adiacenti alla scogliera, ove la profondità del fondale è tale da permettere il passaggio a piedi. Considerata la stagione in atto, noi abbiamo evitato di bagnarci nelle acque del Tirreno e abbiamo preferito scalare il piccolo promontorio roccioso che interrompe il collegamento con la spiaggia di ponente.

Tale passaggio è molto impegnativo e anche se ricco di grandi suggestioni, dovute all’eccezionale vista area sull’area della laguna, lo sconsigliamo a tutti a causa dell’elevato rischio che il suo attraversamento comporta. La pericolosità di questo percorso è dovuta essenzialmente alle eccessive pendenze delle pareti su cui esso si sviluppa. Ovviamente stiamo considerando il caso di una scalata effettuata  senza un minimo di attrezzatura. Questo promontorio è la propaggine prolungata della falesia su cui si erge il Santuario di Tindari. Tra esso e la grande falesia  del capo di Tindari si estende una bellissima baia, occupata in gran parte da un soffice  letto di vellutata sabbia grigia. Mentre la falesia su cui sorge il Santuario è per la maggior parte lontana dal mare per la presenza dell’arenile della laguna che impedisce alle acque del Tirreno di bagnarla, la falesia del Capo è proiettata totalmente nel mare, ed è perciò una falesia attiva. L’insieme di tutti questi alti e imponenti costoni rocciosi crea comunque un ambiente naturale pregevole ed unico, straordinariamente bello e affascinante, totalmente selvaggio ed incontaminato, ove le forze della natura continuano indisturbate ad esercitare il loro possesso sul territorio. L’area lagunare, vista dall’alto del promontorio scalato, nonostante la sua incantevole bellezza, sembra solo l’anticamera di questo meraviglioso regno racchiuso tra contrafforti rocciosi, spiagge e mare. Un mondo inaccessibile, se non in barca, ma comunque difficilmente esplorabile e del tutto indomabile. Una natura ribelle e superba che non accetta compromessi e che vuole esaltare a tutti costi l’onnipotenza divina. Una sequenza di rupi inviolate ed inviolabili sulla cui sommità è la certezza di un riparo sicuro dagli attacchi del male e dei nemici. Un regno divino che dall’alto domina sul mare e sulla terra e che garantisce la sua protezione al mondo intero. Bellezza e fascino, sicurezza e vittoria, rifugio e protezione, conforto e aiuto, salvezza e vita giungono dalla vera Rupe che sovrasta le altissime scogliere e che abita nel Santuario. Muoversi in mezzo a questi scenari mozza fiato, nella suggestione di mondo di silenzi e di luci è un’esperienza indimenticabile che proietta l’anima nei giardini dell’Impero Celeste. Nuvole di candido e splendente azzurro illuminano di pace e serenità i versanti della falesia trasformando le loro ruvide e durissime pareti rocciose in tenere e dolci onde di paradiso. L’escursione nel regno delle falesie di Tindari non si effettua percorrendo e scalando sentieri e montagne, la vera esplorazione si fa stando in contemplazione di fronte al creato. E’ un cammino che si svolge restando fermi sul posto e lasciando che l’anima venga rapita verso le altezze celesti. Il corpo porta l’anima in questo regno d’amore e l’anima a sua volta, rapita dall’estasi celeste, trasporta il corpo laddove esso fisicamente è impossibilitato ad arrivare. Camminare con le ali, volare col cuore, innalzarsi con l’anima è l’imperativo che Dio ci comanda di fare una volta entrati in questo regno. Non è allora un fatto casuale che le impervie, verticali e vertiginose pareti della falesia ci impongono di restare immobili ad ammirare il creato, ma uno stratagemma divino per farci inoltrare nella contemplazione, uno stimolo di Dio per invitarci a muoverci non con i piedi ma con l’anima e con il cuore, per raggiungere quelle splendide e azzurre vette ove si libra l’amore puro. Un amore che chiama, che invita, che stimola, che cerca, che desidera, la salvezza e il bene di tutti. Un amore che guarda dall’alto non per mantenersi distante, né per giudicare, né per disprezzare la vita difficile e penosa dell’uomo sulla terra, ma per essere visto da tutti, per essere facilmente individuabile e accessibile a tutti, per mostrasi nella sua bellezza ad ognuno di noi, per raggiungere il cuore di ogni uomo, per calarsi in ogni anfratto e in ogni nascondiglio pronto a porgere la sua mano e la sua ancora di salvezza. Un amore che naviga le oscure e torbide acque della vita dell’uomo per raccogliere sopra la sua arca tutti  i figli dispersi e per essere vicino ad ognuno di noi. Un volo celeste fatto nello spazio della vita terrena, presenza di un Dio vicino e benevolo, che non riesce in nessun modo a rinunciare ad amare l’uomo,  sua bellissima creatura. Che fortuna essere stati creati da un Dio così buono e misericordioso, che fortuna e che grazia essere chiamati a vivere l’amore divino, che fortuna e che grazia avere un Dio così tenace nell’amore e così determinato nel desiderio di farci suoi! In quale assurdo desiderio umano e in quale più elaborata fantasia l’uomo avrebbe mai potuto pensare di essere amato da un Dio così bello come Cristo Gesù? Le falesie di Tindari ci spingono a scalare il cuore di Cristo, ad arrampicarci su quelle tenere e dolci pareti d’amore ove il male non ha potere e ove l’anima è  felicemente sedotta dal bene. Queste irte e silenziose pareti rocciose, improvvisamente sembrano aprirsi e appianarsi per chiederci se veramente amiamo il Signore. Una domanda che repentinamente  ci schiude il cuore, lo attraversa tutto e ci fa sentire la voce di Cristo che ci  elemosina un briciolo di amore. Come resistere alla voce dello Sposo che nel cercare la nostra attenzione ci riempie la vita del suo incontenibile amore? La domanda si ripete ostinatamente nella nostra anima, come a volerci dire: ora che sei qui ci credi che ti amo veramente?  E se  ci credi, perché non mi ami anche tu?

Capo d’Orlando 07/01/2013

Dario Sirna

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