STRETTA DI LONGI V – NASERA II TRATTO

STRETTA DI LONGI – SECONDO TRATTO SOTTO NASERA

Nell’escursione di ieri all’interno della Stretta di Longi abbiamo percorso il primo tratto del  fiume che bagna la località Nasera, posta sulla sua sponda Mamertina, oggi riprendiamo l’escursione continuandola proprio dallo stesso punto in cui ci eravamo fermati ieri. Per arrivare sul posto abbiamo utilizzato gli stessi percorsi della volta precedente, approfittando dell’ospitalità e della gentilezza di alcuni proprietari terrieri che ci hanno consentito di raggiungere il fiume agevolmente, attraversando i loro fondi.

C’è da precisare che proprio in questa parte, che corrisponde alla zona centrale del percorso del fiume compreso tra le località Paratore e Milè, gli accessi alla fiumara sono veramente molto difficili a causa della notevole pendenza dei versanti montuosi della valle che racchiude la Stretta e della fittissima ed impenetrabile vegetazione spontanea che li ricopre. Non esistono vie, mulattiere, sentieri o passaggi pubblici o vicinali praticabili. Così alla difficoltà di terreni e versanti accidentati, o addirittura a strapiombo, si unisce la loro impraticabilità dovuta alle enormi masse di macchie di rovo e di altre specie infestanti che come una barriera protettiva si innalzano a bordo fiume. In queste condizioni la disponibilità di un passaggio privato diventa provvidenziale e noi ringraziamo i gentilissimi Sigg. Sutera che ci hanno consentito di raggiungere il fiume, collaborando, così, alla riuscita dell’impresa. Assolto questo dovere, che in realtà per noi più che un obbligo e un dovere è un vero piacere, vi annunciamo che anche in questa escursione il fiume ci ha riservato delle vere e proprie sorprese, del tutto inaspettate e strabilianti per noi piccoli escursionisti. Gli argomenti da trattare sono tanti e così anche in questa occasione ci è sembrato utile spezzare il reportage in due parti al fine di dare giusta importanza a tutti gli elementi naturalistici di rilievo riscontrati. Oggi illustreremo il percorso del fiume nel suo tratto da Nasera fino all’incontro delle prime meravigliose Rocche Rosse. Vi anticipiamo però, già da ora, che il reportage di domani si svolgerà nella stessa zona di oggi, non tratterà del corso principale del fiume, ma di un piccolissimo affluente secondario, scoperto per caso in mezzo ad una boscaglia impenetrabile grazie ad una meravigliosa cascata a pioggia, la cui esplorazione ci ha riservato delle suggestive e sorprendenti scoperte. Per il momento torniamo al fiume e al suo percorso nella zona sottostante Nasera. Siamo orami usciti dalle briglie e il fiume si presenta ai nostri occhi nel suo assetto naturale caratterizzato da enormi massi, da rocce affioranti dal suo greto, da muraglie rocciose e pareti verticali che come argini naturali restringono le acque nello stretto canale in cui scorrono. La vegetazione si mantiene sempre molto fitta e intricata, consentendoci di camminare solo lungo le rive del fiume o, costringendoci, a causa di ostacoli rocciosi insormontabili, a camminare dentro le acque. Per questo ci siamo muniti di costume a pantaloncino e di scarpe da tennis. Per camminare tra i sassi e le rocce del fiume, anche se in acqua, le scarpe sono indispensabili. L’acqua scorre limpidissima in mezzo alle rocce formando continui salti e piccole cascate alternate ad ampie e profonde piscine naturali o a tratti di fiume a lento scorrimento. Nelle piscine, ma anche nelle parti a scorrimento poco profonde, è possibile vedere facilmente piccoli gruppi di trote della lunghezza media di 25 cm. Ma oltre alle trote nelle acque sono chiaramente visibili le rane, i rospi, i granchi d’acqua dolce e altri crostacei simili. Un tempo il fiume, prima di essere imbrigliato nel suo tratto a valle del Paratore era ricchissimo soprattutto di anguille, oggi sembra che questa specie ittica sia assente. Le trote sono vistosissime e richiamano l’attenzione sia dei pescatori locali che dei loro predatori naturali. Nel corso dell’escursione incontriamo un gruppo di tre ragazzi, scesi dal versante di Longi, intenti a pescare, e un signore più anziano munito di una rudimentale canna da pesca, pure lui già con il bottino in borsa. Ma ciò che più ci stupisce è la scena di caccia di una biscia nera. A dire il vero al nostro arrivo la biscia stava già pranzando con una bella trota, già ingoiata per metà, anche se con tanta difficoltà. Il serpente, poco impaurito, è rimasto attaccato alla sua preda e con una lentissima manovra a retromarcia si è rifugiato in un posto più riparato, sotto una grande roccia, dove ha finito di consumare il suo abbondante pasto. Le rocce emergenti dal fiume e i grandi massi levigati, che come un lussuoso arredamento moderno lo arricchiscono di grande fascino e bellezza, nelle piscine in cui la corrente delle acque si ferma danno spettacolo con le loro innumerevoli immagini riflesse dallo specchio d’acqua. Il piano superficiale di queste piccole piscine si presenta perfettamente liscio e perciò fortemente riflettente, con un marcato effetto a specchio. Noi ci godiamo questo spettacolo virtuale fatto di ombre, fasci di luce e soprattutto di riflessi che sotto la leggerissima spinta delle brezze svaniscono nel nulla ricomponendo la realtà. Sembra di essere all’interno di un teatro sul cui palcoscenico a recitare sono la luce, l’acqua e le rocce. Lo spettacolo crea l’illusione di immagini che magicamente si formano e si disfano sotto i nostri occhi a seconda delle varie combinazioni degli elementi che recitano. Nei tratti invece in cui il fiume scorre lentamente all’interno del bosco, alle rocce si sostituiscono gli alberi, creando altri interessanti effetti riflettenti che generano un’atmosfera meno teatrale, più pittorica e sognante, ricca di fascino e di grandi spunti romantici, degni di essere ripresi dalle pennellate di un artista. Il vero grande Artista del cosmo ci stupisce in continuazione mettendo in scena rappresentazioni uniche che si succedono in una sequenza senza fine, come se stessimo visitando le infinite sale di un grande museo d’arte e spettacolo. Ogni scorcio, ogni angolo del fiume, sembra una sala in cui sono esposte le bellezze viventi create dall’Onnipotente. Mentre, infatti, le opere d’arte presenti in un museo sono statiche e soggette ad un continuo ed inesorabile invecchiamento che le porterà alla loro totale distruzione, le opere mostrateci nel fiume dal Creatore sono dinamiche, in continua evoluzione, in reciproca relazione tra loro e in perenne interferenza, tali da regalare allo spettatore per ogni istante di tempo una loro nuova immagine, una nuova emozione, un nuovo spettacolo del tutto diverso dal precedente e che nel corso dell’anno, con l’evolversi delle stagioni, si trasforma anche drasticamente. Scendendo lungo il fiume l’ambiente naturale si fa sempre più interessante mostrando una evidente mutazione nella natura della roccia, il cui colore comincia a cambiare. Ai massi grigi e bruni si alternano massi di colore rosso, la cui presenza proseguendo a valle diventa sempre più dominante. Anche la conformazione del fiume si modifica, le parti pianeggianti si fanno sempre più corte e i tratti scoscesi diventano sempre più frequenti. Dopo un centinaio di metri la colorazione rossa della roccia diventa prevalente e l’ambiente naturale del fiume ci lascia immaginare la presenza a valle di tratti molto più suggestivi, che saranno oggetto di escursione nella prossima settimana. Torniamo indietro contenti di avere trascorso una bellissima giornata in mezzo ad uno dei paradisi naturali più belli dei Nebrodi e come sempre ringraziamo Dio per il dono di questo bellissimo giorno e lo lodiamo per la bellezza delle sue grandi opere e per l’immenso amore con cui ci sono state affidate.

Capo d’Orlando, 05/08/2012

Dario Sirna

 

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