SAN FRATELLO – TORRENTE INGANNO – PRIMA PARTE

SAN FRATELLO  – LE MERAVIGLIE DEL TORRENTE INGANNO  – PRIMA PARTE

Il Torrente Inganno scende dal versante settentrionale della catena dei Nebrodi e si riversa nelle acque del Mar Tirreno dopo aver attraversato la bellissima valle che si sviluppa ad est di San Fratello. Questo fiume all’origine è alimentato dalle falde che scendono direttamente da Monte Soro e gode perciò di un ampio bacino di raccolta, tuttavia esso apparentemente mostra un andamento tranquillo e poco minaccioso, con una portata modesta, simile a quella degli altri torrenti della zona.

Il nome del fiume descrive  con esattezza il suo carattere, invitando l’escursionista a non fidarsi affatto del suo aspetto pacifico. La zona da noi esplorata si trova a monte di San Fratello ed è raggiungibile dalla Strada di collegamento tra la S.S. 113 e Cesarò. In corrispondenza della contrada Porcheria, a circa 1000 metri di altezza sul livello del mare, ed esattamente di fianco all’area forestale della Casa Zerbette, ove un tempo esistevano i vivai del Corpo Forestale Siciliano, esiste sulla sinistra un bivio che immette in una trazzera. La strada in questione ha fondo non asfaltato, ma le sue condizioni sono discrete per cui guidando con prudenza e a bassa velocità è possibile arrivare, anche con un’utilitaria qualunque, sul ponte che attraversa il Torrente in questione e dà accesso al suo greto. Lo sterrato da percorrere presenta maggiori difficoltà nel tratto terminale, in corrispondenza della ripida discesa che conduce al ponte. Oltre il ponte la suddetta strada è inaccessibile a causa di un cancello chiuso a chiave. L’escursione, se non è effettuata nel periodo estivo richiede l’uso degli stivali alti. Le difficoltà di percorso sono quelle tipiche di ogni altra fiumara dei Nebrodi, pertanto esse richiedono una discreta forma fisica, capacità atletiche spiccate, allenamento, attitudine al rischio, equilibrio, energie, ma anche tantissima prudenza, buon senso e pazienza. Molti tratti sono difficili e apparentemente non praticabili, in loro corrispondenza occorre procedere con calma. Se affrontati con sapienza essi possono essere superati facilmente.  L’escursione richiede il tempo di una intera giornata, è sconsigliata ai bambini, a chi ha fretta e a chi non ha mai camminato a lungo in un torrente. Nell’attrezzatura da portare consigliamo di aggiungere la fotocamera per immortalare gli scorci più belli e per imparare, tramite l’uso della stessa, a coltivare e sviluppare quello spirito di osservazione che è indispensabile per apprezzare la bellezza dei dettagli. L’amore per la fotografia insegna a guardare l’ambiente circostante con un occhio attento, vispo e audace,  per evidenziare quei particolari che a prima vista possono sfuggire  o non destare interesse. Esso è dunque di grande aiuto allo spirito escursionistico in quanto funge da stimolo e da approfondimento allo stesso, consentendo di vivere con impegno e con gusto il rapporto con la natura. Sbirciare all’interno del mirino di una fotocamera per decidere un’inquadratura e scattare una foto è come spiare attraverso il buco di una serratura all’interno di una stanza chiusa, ove si nascondono immensi patrimoni e affascinanti bellezze. Il mirino della fotocamera apre la mente a realtà altrimenti inafferrabili, conducendo nel contempo il cuore verso le mete più alte della contemplazione e dell’amore. Un escursionista che scatta una foto durante un viaggio naturalistico diventa un “religioso” che si abbandona totalmente alla contemplazione dell’opera divina. E’ come se l’obiettivo della macchina fotografica aiutasse l’escursionista ad effettuare quell’importante passaggio che consente di transitare dalle realtà fisiche a quelle spirituali, realizzandolo nella contemplazione del creato. La fotocamera, inoltre, costringe piacevolmente l’escursionista a fermarsi nei posti, a cercare e trovare tutto il tempo necessario per scovare un’emozione, per farla emergere, per catturarla, per assecondarla e per viverla con gusto intenso e profondo. E’ un sapore che soddisfa ma non sazia, è un sapore che alimenta continuamente lo spirito tenendolo sempre alto e pieno di vigore, è un sapore che consente di affrontare grandi e faticose  imprese senza mai sentirne il peso perché rende leggera tutta la persona trasportandola verso il Creatore,   è un sapore che parla di Dio, è un sapore che spinge verso le realtà celesti. Una documentazione fotografica, come un reportage, non è una banale sequenza di foto, una catalogazione di posti, un album di scorci che testimoniano un percorso, ma è un cammino emotivo e spirituale che attraverso le immagini catturate apre lo spazio fisico alla dimensione interiore. Così la natura vista dall’obiettivo di una fotocamera diventa un punto di incontro con Dio, un’occasione non indifferente per gustare il senso della vita e per vivere la soddisfazione di esistere e di essere amati dal Signore. Questo non vuol assolutamente dire che senza una fotocamera non è possibile vivere con intensità il proprio rapporto contemplativo con il Creato, e quindi la propria relazione con Dio, ma semplicemente che uno spirito indagatore riesce a trovare attraverso la macchina fotografica stimoli opportuni per incoraggiare tale l’esigenza interiore. La preghiera è un altro interessantissimo strumento che interviene sull’azione escursionistica. Tramite la preghiera ciò che l’occhio cattura durante l’esplorazione e che la  macchina fotografica insegna ad attenzionare con dettaglio, entrando nella mente e arrivando nel cuore si trasforma in  dialogo di amore con Dio. Così quando il contesto contemplativo si arricchisce di tutti questi importanti strumenti, l’escursione diventa grazia di Dio che innalza alle altezze celesti. Allora, spontaneamente nel cuore cominciano a fiorire le lodi al Signore per le immense gioie ricevute, il cammino si trasforma in partecipazione alla vita celeste e in dialogo con il Creatore. Dalla grandiosità e dalla bellezza dell’opera divina emerge la dimensione incontenibile e infinita dell’amore del Signore per l’uomo. Questo amore diventa per l’anima umana seduzione che la rapisce dalla limitata dimensione terrena per sollevarla verso l’intima comunione con il Paradiso. Lasciamo al lettore la possibilità di sviluppare individualmente le sue emozioni interiori e il suo cammino personale in questo tratto del Torrente Inganno attraverso il viaggio proposto per mezzo dell’annessa galleria fotografica.

Capo d’Orlando, 25/07/2013

Dario Sirna.

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