SAN FRATELLO E CARONIA – TORRENTE SAN FRATELLO – TRATTO CENTRALE – PARTE TERZA

TORRENTE SAN FRATELLO – TRATTO CENTRALE – TERZA PARTE – VERSO LA GOLA

Continuiamo la nostra documentazione sul Torrente San Fratello, di cui abbiamo già presentato tre articoli, uno relativo al tratto terminale, ossia al tratto antecedente l’innesto sul Torrente Furiano, e due relativi al tratto centrale.

Il reportage di oggi aggiunge un nuovo tassello al tratto centrale di questo bellissimo fiume e ci introduce nella zona dell’affascinate gola che chiude il suddetto tratto. Le informazioni relative  all’ubicazione del posto  e all’attrezzatura da utilizzare per l’escursione, nonché le notizie necessarie per  il percorso da effettuare, sono disponibili negli articoli precedenti ed in particolare al seguente indirizzo: http://camminoin.it/2013/06/18/torrente-san-fratello-tratto-centrale-parte-prima/. Ripetiamo, come già anticipato nei precedenti reportage, che purtroppo dal punto di vista operativo non è possibile spezzare l’escursione in più parti  in quanto non esiste fisicamente la possibilità di accedere alla via di ritorno in corrispondenza della fine di ogni singolo intervallo considerato. Noi consigliamo di effettuare il percorso in una sola volta, dedicandovi una giornata intera e utilizzando come via di ritorno la strada interpoderale che corre parallela al corso del fiume sui cui accessi si trovano  ampie spiegazioni nell’articolo sopra citato. In questa parte del Torrente San Fratello il fiume continua a presentare ampi tratti di minore interesse intervallati a zone di grande bellezza. Le caratteristiche del fiume si mantengono inalterate fino all’ingresso della gola verticale che si trova nella parte finale. Grandi massi, a volte alti come montagne, si accavallano nei punti più stretti conferendo al fiume un aspetto movimentato e intrigante. Le barriere monolitiche sembrano emergere dai versanti laterali della valle, da dove l’acqua li ha estratti come da una cava. Osservando con attenzione i fianchi delle colline che cingono il fiume è possibile notare come questo processo di estrazione sia ancora in corso e come esso interessi tutt’ora le rocce che si trovano sepolte sotto la grande mole delle montagne da cui vengono strappate. In un certo senso è come se l’acqua scavasse nelle profondità di queste montagne alla continua ricerca di questi grandi tesori, con i quali poi si compiace di ornare e abbellire il letto del fiume. I massi, liberati dalla terra che li ricopre e seppellisce, emergono in superficie ove l’azione erosiva dell’acqua li ripulisce, li leviga, li modella, li colora, li raffina per mettere in luce tutta la loro straordinaria bellezza. Il tocco dei raggi solari riflessi dalla specchio del fiume, completa l’opera esaltando il lavoro effettuato dall’acqua. Così i colori e le forme dei monoliti, opportunamente illuminati, offrono uno spettacolo naturale impareggiabile di grazia e armonia. Questi pezzi di montagna si trasformano in veri e propri capolavori d’arte, in monumenti che celebrano con forza e insistenza l’elogio e la lode del Creatore. Nella valle del San Fratello alla allegra  voce del fiume, dei suoi salti e delle sue interessanti evoluzioni si aggiunge allora il canto seducente delle rocce. La voce dell’uno non si sovrappone alla voce delle altre, per esordire  nella confusione di un assordante chiasso, ma si unisce ad essa in un gioco di mutua esaltazione che introduce il visitatore in una sorta di spettacolo dai toni sempre più alti, ove ogni parte lascia all’altra lo spazio necessario per esibirsi.  I sensi vengono perciò continuamente stimolati nelle varie direzioni trovando ora modo di essere catturati dai giochi dell’acqua, ora modo di essere attirati dal fascino delle rocce. Il fiume, inoltre, corre su una traiettoria curvilinea che alterna brevi tratti retti ad ampie anse, dovute alla proiezione orizzontale della struttura ossea secondaria su cui appoggiano le pendici montuose. Questi costoni secondari sbarrano il campo ottico e accorciano la prospettiva, impedendo al visitatore di andare a scrutare con lo sguardo l’evoluzione futura del fiume. Così, passando da un’ansa all’altra si intuisce che il fiume si muove secondo un’intelligenza propria, tale da stuzzicare   la curiosità dell’escursionista, da mantenere sempre alta la sua attenzione e la sua adrenalina, sempre vivo il suo interesse, suscitando  in lui  la voglia di scoprire cosa si nasconde oltre, di trovare qualcosa di più interessante, di raggiungere una zona ancora più esaltante.  Questo gioco seduce talmente il visitatore da diventare una sorta di droga a cui è impossibile resistere, anche quando le forze fisiche impongono un limite, o le necessità del corpo richiedono una sosta, o addirittura, quando le lancette dell’orologio obbligano  all’imminente rientro. Chi si lascia prendere da tale entusiasmo difficilmente riesce a frenarsi e sfrutta fino al limite ogni istante, ogni energia, ogni  occasione, pur di andare oltre per cercare quello che l’intuito e la fantasia anticipano elaborando i segnali trasmessi dal fiume e dall’ambiente circostante. A volte la camminata diventa una vera e propria corsa delle emozioni, corsa che viene enfatizzata dalla sorprendente scoperta di scorci naturali la cui bellezza e originalità supera la più fervida fantasia e ogni possibile aspettativa. In un solo istante l’anima, travolta dallo stupore, si lancia in un volo contemplativo vertiginoso, capace di sollevarla sulle vette più alte dello spirito. Lì trova il Signore del Creato che spande la sua pace e la sua gioia su tutta la terra per allargare e allietare il cuore dell’uomo con l’infinita grazia del suo amore. Uno stato di benessere generale invade il corpo, la mente, il cuore  e l’anima, trasformando questo breve viaggio in una grande occasione di crescita  nella conoscenza di Dio, nella fede e nell’amore.

Capo d’Orlando, 01/07/2013

Dario Sirna.

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