“O SAPIENZA …”

PRIMA ANTIFONA “O”

Buongiorno a tutti,

in questi giorni del tempo di Avvento abbiamo deciso di percorrere il cammino della novena di Natale seguendo il tema sviluppato dalla Chiesa nelle sette antifone “O”. Oggi invocheremo la venuta del Salvatore con la prima antifona, di seguito riportata:

“O Sapienza, che esci dalla bocca dell’Altissimo,

ti estendi fino ai confini del mondo, e tutto disponi con soavità e forza:

vieni, insegnaci la via della saggezza!”

Il testo dell’antifona è molto breve ma intensamente ricco di contenuti e di verità di fede fondamentali nel nostro Credo. Questa antifona è pregata dalla Chiesa nella liturgia di giorno 17 di questo mese. Essa di per sé è una preghiera profonda e intensa con cui la Chiesa da un lato si rivolge a Dio per invocare la venuta del Salvatore e dall’altro si rivolge all’uomo per annunciare tale avvenimento salvifico. In questo aspetto è dunque chiaramente visibile l’azione mediatrice della Chiesa, che guida i suoi fedeli verso Dio, prodigandosi per attuare l’incontro tra l’uomo e il Signore. L’antifona esordisce presentandoci la Sapienza. Sorge immediata un’osservazione su tale termine, osservazione fondamentale per comprendere il senso dell’invocazione. Il termine Sapienza è scritto con lettera maiuscola, così come si scrivono con lettera maiuscola i nomi delle persone. Ciò ci suggerisce di pensare alla Sapienza direttamente come ad una persona e non come a un sostantivo che definisce una qualità dell’essere. Sapienza è dunque un “Individuo” ben preciso, ossia un’unica persona e non una virtù potenzialmente possedibile da tutti. L’antifona continua permettendoci di individuare l’identità di questa persona. Essa, infatti, aggiunge le parole “che esci dalla bocca dell’Altissimo”. Dunque si tratta di una persona che al contempo è anche parola pronunziata da Dio. Questo “Individuo” che la Chiesa ci fa invocare si identifica esattamente con il sua Parola, con il suo Verbo. Stiamo, dunque, invocando la venuta del Verbo di Dio, ossia di Cristo Gesù. Cristo Gesù è la Sapienza da noi invocata. Il primo verso dell’antifona è tratto dal libro del Siracide, libro sapienziale, ed esattamente esso si ricollega con il versetto 3 del capitolo 24. Al fine di comprendere con maggiore profondità il senso dell’antifona in questione risulta allora utile leggere attentamente tutto il capitolo 24 del Siracide. Tale lettura ci apre gli occhi e la mente alla comprensione dell’antifona in questione illustrandoci il senso della descrizione che essa ci fa di Cristo. L’antifona, infatti, non è solo uno strumento utilizzato dalla Chiesa per rendere possibile l’incontro tra l’uomo e Dio, ma è nel contempo un modo utilissimo per farci crescere nella conoscenza di Cristo, di cui Essa ci fornisce una importante presentazione. La lettura del capitolo 24 del Siracide dal canto suo ci ricollega al Prologo del Vangelo di San Giovanni Evangelista, il quale inizia proprio con la presentazione di Cristo quale Verbo di Dio cui è affidata l’opera della creazione e della salvezza dell’uomo. L’antifona in questione sintetizza gli stessi contenuti con parole più semplici e con concetti più brevi ed immediati, racchiusi nel secondo verso: “ti estendi fino ai confini del mondo, e tutto disponi con soavità e forza”. In questa frase è sintetizzata l’opera della creazione compiuta da Dio per mezzo Cristo, ma prima ancora di arrivare a tale concetto occorre continuare a soffermarsi sul primo verso per riallacciare al senso delle parole “esci dalla bocca dell’Altissimo”. La Chiesa sta parlando di Cristo, il quale, come ci ricorda il nostro Credo è stato generato dal Padre prima di tutti i secoli. Solo dopo la genesi di Cristo Dio, tramite il Figlio, ha proceduto alla creazione di tutto. Cristo, Sapienza di Dio, esiste da prima della creazione ed è l’artefice della creazione. Con questo si vuole rendere palese il concetto che tutto quanto esiste è stato creato da Dio e come tale è stato fatto con perfezione, con amore e per il bene di tutto l’universo, secondo un progetto ben definito e non caotico che ha come obbiettivo la comunione completa con Dio e la totale condivisione della sua immensa gloria. Grazie a queste parole dell’antifona riusciamo, così, a contemplare gli istanti stessi della creazione vedendoli come il risultato di una volontà pacifica e benevola della grazia di Dio. L’antifona prosegue nel suo verso finale arrivando finalmente alla invocazione: “vieni, insegnaci la via della saggezza!”. La Chiesa non poteva metterci sulla bocca in questo tempo di Avvento una preghiera più bella di questa. Il verbo “Vieni” indica il desiderio di accogliere nella vita e nel cuore della nostra interiorità Cristo, Sapienza vera. Il tema della sapienza è confermato proprio dalla esternazione del desiderio che conduce la Chiesa ad invocare il Salvatore: “insegnaci la via della saggezza!”. L’insegnamento è una facoltà che spetta solo ed esclusivamente a chi conosce la dottrina da insegnare e la conosce non solo per averne imparato la teoria, ma soprattutto per averla messa in pratica nella vita. Chi può dunque insegnare all’uomo il bene? Solo Dio. Da chi può imparare l’uomo la saggezza e la prudenza? Solo da Dio e in particolare da Cristo che è la Sapienza personificata. La Chiesa in questa preghiera ci sprona, dunque, a chiedere a Cristo di mostraci quella via all’interno della quale il cammino compiuto ci permette di conoscere Dio, di amarlo e di seguirlo per sempre. Per questo è necessario che Cristo continui a rendersi presente nella vita di ogni uomo, rinascendo ogni giorno per il rinnovamento di una fede sempre più pura e salda. Nel peccato originale l’uomo trasgredisce l’ordine di Dio con la disobbedienza e procede da solo ad attingere all’albero della conoscenza. Con Cristo l’uomo purificato e salvato dal sangue redentore del Salvatore può tornare a tale albero in compagnia dell’unico vero Maestro che lo guida, gli indica e gli insegna la conoscenza della vera via del bene: il Figlio di Dio.

Capo d’Orlando, 17/12/2012

Dario Sirna

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