NASO – LA PROCESSIONE DI SAN CONO

FESTA DI SAN CONO NAVACITA – DA CAPO D’ORLANDO A NASO IN PELLEGRINAGGIO – LA PROCESSIONE

Il primo settembre di ogni anno ricorre la festa liturgica di San Cono Navacita, santo della Chiesa locale e patrono della città di Naso. La festa è attesa da tutta la comunità con grande gioia e richiama l’attenzione anche dei fedeli appartenenti alle Chiese limitrofe e di tutti i cittadini di Naso trapiantati in territori diversi.

La partecipazione è perciò molto alta. Essa, dopo una serie di iniziative preparatorie di grande interesse, culmina nel giorno della festa con la solenne celebrazione Eucaristica delle 11,30 in Chiesa Madre e la successiva processione. Quest’ultima solitamente ha inizio alle 12,30 e si svolge secondo un tragitto che snodandosi per le vie del paese raggiunge la chiesa di Bazia. Meteorologicamente il primo giorno del mese di settembre segna anche il passaggio dalla stagione estiva alla stagione autunnale. Questa data meteorologica non è stabilita a caso, la sua esatta determinazione deriva dalla osservazione storica di un generale mutamento delle condizioni atmosferiche e delle correnti generali dell’emisfero boreale. In particolare il periodo in questione da questo punto di vista è segnato dal ritorno cospicuo delle piogge, dal calo sensibile delle temperature e dalla diffusione generale del maltempo. Le memorie storiche dei padri di Naso ricordano che la festa di San Cono frequentemente nel passato è stata condizionata da questo sensibile cambio delle condizioni atmosferiche. Numerosissimi  sono gli episodi di feste bagnate e umide. Anche la festa appena celebrata lascerà nella memoria dei fedeli il ricordo del brutto tempo meteorologico, dato che una tempesta di tuoni, lampi, piogge, nebbia e vento ha sconvolto i momenti salienti della processione di ieri. L’evento temporalesco è stato talmente intenso e crudo da costringere il corteo a sciogliersi immediatamente e a rifugiarsi all’interno della Chiesa del SS. Salvatore, dove,  a causa del protrarsi e dell’intensificarsi della violenza dei fenomeni, il Sacerdote, di comune accordo con i partecipanti, ha comunicato ufficialmente  l’interruzione e il rinvio della processione alle 17,00 del pomeriggio, condizioni meteo permettendo. Per questo motivo la processione di San Cono, momento culmine della partecipazione dei fedeli, si è svolta in due riprese. A dire il vero occorre precisare che la vara con il simulacro che rappresenta il Santo già alla partenza dalla Chiesa Madre aveva fatto una prima marcia indietro, per un preavviso di pioggia. Ma l’uomo spinto dall’anelito della santità e dalla gioia della festa, come qualsiasi cuore innamorato, non guarda i segni del tempo, anzi non guarda nessun segno, si sente forte dell’ardore che gli infiamma il cuore e diventa capace di sfidare qualsiasi avversità, anche quella meteorologica. Nel caso in questione, mentre una corona di scurissimi cumolo-nembi accerchiava il poggio su cui sorge Naso e lo chiudeva nelle sue fitte spire per assediarlo in una morsa circolare senza scampo né via di uscita alcuna, i fedeli, infervorati dal grido di invocazione ed esaltazione del Santo, confidando pienamente nel suo intervento provvidenziale, davano testimonianza della loro voglia di far festa attorno al Santo e di esprimere la loro gratitudine a Dio per la Sua benevolenza, proseguendo il cammino iniziato senza temere per la propria vita. Il riferimento principale è ovviamente al corteo ecclesiastico, ai portatori, alle autorità, a coordinatori e rappresentanti vari, unici veramente esposti alle maggiori difficoltà  e ai pericoli derivanti dalla recrudescenza dei fenomeni atmosferici. Così, nel giro di pochissimi istanti l’assedio del cielo scaraventava  le sue armatissime milizie sulla processione. Attimi di intenso panico hanno aggiunto all’atmosfera apocalittica scandita dalle saette guizzanti dappertutto un marcato e diffuso sentimento di impotenza, letto da molti come un richiamo di Dio all’umiltà e all’obbedienza, oltre che alla povertà e alla carità. Chissà se la risposta  di  San Cono al grido di “Na vuci viva, razii San Conu”, che implora la grazia per tutti, non sia stato proprio un richiamo a tali importantissime virtù del cuore? Certamente le feste con le “vare” che procedono in cammino tra le vie del paese ci richiamano alla memoria le gesta del popolo dell’Antica Alleanza e il culto prestato da esso all’Arca, mentre i fulmini e le colonne di nubi che avvolgono il monte ci richiamano  alla memoria gli incontri di Mosè con Dio, il ruolo di intermediario di questo nostro grande Patriarca, e la necessità dell’ascolto e della guida nel cammino della vita.  Ma se la nostra attenzione deve essere catturata dai segni del cielo, non possiamo non fare a meno di leggere tali segni nella vita di San Cono. Cosa significa realmente mettersi sotto la vara? Cosa significa mettersi sotto il peso del simulacro del Santo? E cosa significa mettersi in processione? Questi interrogativi trovano le loro risposte direttamente nella testimonianza d’amore lasciata da San Cono a tutti noi. Se le avversità atmosferiche del cielo sono per noi un richiamo all’umiltà è chiaro che per rendere vero culto a San Cono bisogna rendere vero culto a Dio, mettendosi alla sequela perfetta di Cristo. Un Santo non è veramente tale se egli non indica solo ed esclusivamente Cristo, se egli non ama il suo popolo al punto da essere disposto a spendere tutta la sua vita per condurlo alla salvezza eterna. Ricordiamoci che quest’ultima è una grazia, ossia un dono del tutto gratuito consegnatoci da Cristo, ottenutoci al prezzo carissimo dell’offerta della sua vita sulla Croce. Vogliamo veramente festeggiare nel nostro cuore San Cono? Facciamolo rendendo culto a Dio. In che modo? Portando il legno della vara caricato sulle nostre spalle con le stesse identiche intenzioni e motivazioni con cui Cristo ha portato il legno della croce sulle sue spalle. Un Santo è un Cireneo, un uomo che non resta indifferente di fronte all’amore con cui Cristo si dona per tutti, un uomo che non resta indifferente di fronte alle sofferenze di tutto il mondo, un uomo che ama anche chi lo odia, un uomo che ama gratuitamente, un uomo che non fa nulla per scopo, un uomo che vive solo di amore, un uomo che non conosce la parola male nel suo cuore, un uomo che sa di doversi abbandonare completamente a Dio per vivere il senso della sua esistenza, un uomo che ascolta Dio, un uomo che si fida ciecamente di Dio, un uomo che non ha paura di mettere in gioco se stesso e tutto quello che ha pur di piacere a Cristo. Ogni Santo, San Cono incluso, è totalmente proiettato in queste direzioni e non si lascia sviare dalle tentazioni del mondo, del suo io, della superbia, del potere, della gloria, della fama, della lussuria e della ricchezza. Mettersi sotto una vara significa allora innalzare un Santo sopra le proprie spalle, ossia esaltarne la vita, proporne la sua testimonianza, divulgarne il suo messaggio evangelico, riconoscersi peccatori, riconoscersi bisognosi di aiuto da parte di Dio e dei fratelli, riconoscere la propria condizione di miseria e aspirare alla grazia del Salvatore, riconoscere la necessità della comunione con Dio e con i fratelli, riconoscere il senso della vita e dell’amore nella gioia di darsi agli altri.  Mettersi sotto una vara significa fidarsi delle scelte di vita del Santo, condividerle, seguire il suo esempio, affidarsi completamente a Lui, rimettersi alla sua protezione, confidare nel suo aiuto, con lo scopo di giungere alla salvezza eterna, con lo scopo di crescere nella comprensione dell’amore, con lo scopo di assaporare tutti i gusti dell’amore, con il scopo di entrare nella comunione divina e di partecipare al gaudio del Paradiso. Mettersi in coda alla processione significa invece sostenere il cammino dei portatori, condividere le loro scelte, essere vicini a loro nella ricerca di Dio, aiutarsi a vicenda, collaborare, aspirare a divenire con loro un corpo unico avente come capo Cristo e come membra tutti i fratelli, tra cui i Santi, che fungono da giunture con cui agganciarsi al resto del corpo. Chi segue la processione condivide in pieno la stessa fede del portatore, ha le sue stesse aspirazioni, ha i suoi stessi desideri, si fa suo prossimo nella strada che conduce a Dio. Mentre nel mondo gli uomini camminano sotto la guida  della Chiesa e in obbedienza ad Essa, in Cielo un corteo di Angeli e Santi segue tale cammino garantendo la sua intercessione grazie alla comunione con lo Spirito Santo.  Un solo spirito unisce la realtà terrena a quella celeste ed è lo Spirito Paraclito donatoci da Dio per i meriti di Cristo. Lo Spirito Santo ha incendiato i cuori dei Santi e li ha trasformati in cittadini del Cielo. Questo passaggio è un passaggio chiaramente testimoniato dalla santità di San Cono. Egli si è fatto strumento dello Spirito Santo abbandonandosi totalmente con spirito di pura umiltà. L’umiltà è quella virtù divina che permette a chi la abbraccia di spogliarsi di se stesso per farsi riempire da Dio. Apparentemente è un abbassamento, e lo è stato nel caso di Cristo, il quale si è abbassato dalla condizione divina a quella umana, ma per l’uomo è un vero innalzamento in quanto consiste esattamente nel processo opposto, nel liberarsi cioè del proprio spirito umano per farsi tempio dello Spirito Santo. “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”, le parole di Cristo ci insegnano che l’umiltà non appartiene all’uomo, ma a Dio e all’amore e che essa può essere acquisita dagli uomini solo imparandola dal Signore. Così ha fatto San Cono, rinunciando con le sue scelte di vita al suo io per riempirsi di Dio. In San Cono noi cerchiamo il Dio che egli ha saputo accogliere e far fruttificare, in Lui noi cerchiamo il Dio dell’Amore.

La processione, dopo la pausa del maltempo, ha ripreso con successo il suo cammino nel pomeriggio completando il suo percorso con l’arrivo nella Chiesa della Madonna della Catena, in Bazia. Ringraziamo innanzitutto Dio per averci dato in San Cono una manifestazione del suo immenso amore per noi, e per averci dato nella sua costante intercessione il dono della sua benevolenza di Padre premuroso, innamorato e provvidente. Ringraziamo tutta la Chiesa di Naso, i Parroci, Arc. Padre Calogero Tascone e Padre Salvatore Cancilia, i fedeli e i portatori per averci reso partecipi della loro fede e della loro gioia di incontrare Dio nei Santi, e, infine ringraziamo il Sindaco, Avv. Daniele Letizia, e l’Amministrazione Comunale per il prezioso supporto organizzativo che ha permesso il regolare svolgimento della festa, assicurando la sicurezza dei partecipanti.

Capo d’Orlando, 02/09/2013

Dario Sirna.

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