“LA NOSTRA CITTADINANZA E’ NEI CIELI”

FILIPPESI 3, 17-4,1

Buongiorno a tutti,

il cammino di oggi  si svolge sui sentieri tracciati dall’Apostolo San Paolo nei segienti versi della lettera ai Filippesi:

Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.
La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

 

Le parole di San Paolo ci invitano alla seguente riflessione. L’uomo è stato creato da Dio e da Dio è stato redento solo ed esclusivamente per amore. Scopo della nostra creazione è dunque la piena comunione d’amore con Dio, la quale si realizza già a partire da questa vita sulla terra, ma trova la sua piena attuazione nella vita celeste. Cristo ci insegna che nella vita celeste noi saremo come angeli, non avremo cioè più alcun legame fisico con la carne, saremo staccati dalla terra e che pur avendo un corpo esso sarà sottomesso solo ai desideri dello Spirito. Questa condizione è la condizione riservata all’uomo per l’eternità, questa condizione è lo scopo e il fine della nostra creazione, la motivazione della nostra esistenza e la realizzazione piena  del nostro destino. Se l’uomo ragionasse e riflettesse su tale circostanza potrebbe comprendere il perché di tante cose e vivere la vita con il suo significato autentico. Dio ha sempre illuminato l’uomo in merito, ma l’uomo non ha mai dato pieno credito a Dio e ha sempre messo in dubbio le promesse divine. La nostra incredulità è all’origine del nostro malessere. La vita dell’uomo è, infatti, costruita su basi totalmente umane, su basi egoistiche, su convinzioni personali, su tutto ciò che è vano e non dà certezza di eternità. Occorre proiettarsi già da questa vita verso il Paradiso e anticiparne la condizione su questa terra. Ciò è possibile grazie a Gesù Cristo, il quale con il dono dello Spirito Santo ci permette di superare tutti i limiti terreni per aspirare sin da ora ad una vita Celeste. Comprendere che la vita dell’uomo è con Dio e che essa si svolge nella purezza della condizione angelica dovrebbe indurci a rivedere già da ora i nostri comportamenti terreni per conformarli all’amore di Dio. Il potere, la gloria, il sesso, la cupidigia, le ricchezze, sono realtà terrene che vincolano il cuore dell’uomo e lo legano a tutto ciò che è apparente e non eterno. Andare oltre queste realtà significa comprendere che tutto il resto della nostra esistenza, non quindi il tempo finito della terra, ma il tempo eterno del Paradiso, sarà trascorso in totale distacco da queste realtà. Queste realtà nella comunione della gloria di Dio sono, infatti, del tutto inutili in quanto Dio con il suo amore appaga in pienezza ogni necessità e desiderio del nostro cuore, soddisfacendolo completamente. Esse, inoltre, non sono affatto utili neanche nella vita terrena perché, essendo realtà contrarie all’amore ci allontanano da Dio e dal senso vero del nostro esistere. Il dolore, l’insoddisfazione, la paura, l’infelicità e ogni altra condizione di sofferenza acquistano un significato completamente diverso se la vita viene impostata sul senso attribuito ad essa da Dio, ossia sul suo vero significato. Ogni rinuncia fatta sulla terra in onore dell’amore divino e in vista della comunione di vita con il Signore, pur mantenendo il sapore forte della croce di Cristo, diventa una scelta di vita gioiosa in quanto orientata all’accoglienza del nostro destino eterno di salvezza. Il cammino della vita è un cammino molto difficile in quanto richiede una costante e continua mortificazione di tutti quegli istinti naturali e immediati che inevitabilmente ci legano alla carme, all’io  e alla terra. Ma questo cammino diventa impossibile solo se ci intestardiamo a compierlo senza l’aiuto di Dio, ricorrendo al Signore esso, seppur impegnativo, diventa semplice e spedito. Ricordiamoci che Cristo ha già portato e sconfitto la nostra croce e che il nostro unico compito è quello di accoglierlo pienamente nella nostra vita per fare della sua vittoria la nostra vittoria. Non abbiamo bisogno di altro aiuto se non di quello del Signore, in Lui tutto quanto a noi sembra insuperabile e impossibile è stato già realizzato e portato in Cielo, compreso il nostro corpo mortale, che è stato risorto dalla morte e introdotto in Paradiso. Tutto questo cosa significa? Significa che tutte quelle situazioni particolari della vita che apparentemente a noi sembrano ingiustizie divine in quanto obbligano l’uomo a vivere una condizione di mortificazione, di emarginazione, di umiliazione, di impedimento, di sconfitta, di oppressione e di privazione del diritto all’amore, sono in realtà superate e superabili solo in Cristo. E’ Lui che consegnandoci il vero senso della vita e realizzandolo in pieno per noi attraverso il dono di se stesso sulla croce e il beneficio dello Spirito Santo per un futuro fatto di risurrezione, ascensione e piena comunione con Dio, ci  permette di vincere la nostra debolezza umana e di trovare la nostra vera gioia nella realtà eterna del Paradiso. Amare anche e soprattutto i nostri nemici diventa allora una necessità irrinunciabile che ci impegna con Cristo a cercare e chiedere la loro salvezza, attraverso il nostro perdono e la nostra preghiera per la loro conversione.

Capo d’Orlando, 24/02/2013

Dario Sirna.

 

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