GIOIOSA GUARDIA – IN CAMMINO DA MONTAGNAREALE

DA BONAVITA DI MONTAGNAREALE A GIOIOSA GUARDIA – GIOIOSA MAREA

Il cammino proposto con questo reportage ha come obbiettivo l’area storica di Gioiosa Guardia, sulla sommità del monte Meliuso. Punto di partenza dell’escursione è Montagnareale, da dove in macchina, seguendo l’efficiente segnaletica, si raggiunge il bivio di Bonavita, sulla cresta della corona montana che circonda la valle omonima. Dal bivio in questione il percorso prosegue a piedi utilizzando come guida la trazzera che percorre tutta la dorsale che collega questa postazione con il Monte Meliuso.

La scelta di questo percorso particolare e inusuale per visitare le affascinati rovine dell’antica Gioiosa Guardia è dettata dalla necessità di completare il percorso della dorsale montana di Montagnareale. Il  tratto più interno di questa dorsale, quello che si sviluppa intorno alla Rocca Saracena, è stato già trattato nella relativa pubblicazione, disponibile all’indirizzo: http://camminoin.it/2013/06/09/montagnareale-rocca-saracena-e-la-dorsale/. Seguendo uno dei rami che dalla Rocca Saracena si allungano verso la costa, ed esattamente quello che si affaccia sulla valle di Montagnareale, su Patti, e su Tindari, nel giro di pochissimo tempo è possibile raggiungere le mura e i ruderi di Gioiosa Guardia, sulla rocca del Meliuso. Geograficamente questa dorsale, culminante nel Monte Meliuso, e quindi nel sito storico di Gioiosa Guardia, appartiene a Montagnareale, essa infatti la domina, la protegge, l’abbellisce e partecipa in maniera determinante alla formazione del suo contesto paesaggistico. Questa escursione non richiede particolare impegno fisico, tra andata e ritorno, il cammino può essere concluso agevolmente in mezza giornata, contando in essa anche il tempo richiesto per gli scatti fotografici, per le soste e per gli spunti contemplativi. Il vantaggio della risalita del Meliuso da Bonavita è dovuto a vari fattori concomitanti. In primo luogo, se l’escursione viene eseguita nelle prime ore del mattino, con la luce favorevole alla nitidezza dell’aria, la posizione del sole è sempre di spalle all’escursionista, per cui le vedute sono sempre chiare, pulite e colorate. Secondariamente, la posizione di Bonavita, arretrata rispetto alla costa, regala la suggestione unica di uno scenario montano di grandissimo effetto. Il punto di partenza dell’escursione a piedi è, infatti, una delle posizioni paesaggistiche più grandiose del territorio in questione. Risalendo la dorsale per mezzo dei sentieri che ne scavalcano le varie creste di cui essa si compone si ha la possibilità di percorrere una passerella panoramica straordinariamente interessante e ricca. Il cammino si svolge quasi sempre in salita, in pochi tratti l’ondulazione della dorsale propone delle lievi discese. Ogni posizione guadagnata su questa passerella immaginaria rappresenta la conquista di un nuovo belvedere  che aggiunge alle posizioni precedenti elementi paesaggistici diversi. Questa continua evoluzione del paesaggio e della sua incredibile bellezza rende sempre viva l’emozione del cammino.  Lo schema paesaggistico si compone di quattro prospettive principali. Il percorso dell’escursione si muove all’interno di uno scenario aereo strepitoso di cui esso occupa la diagonale meridiana. L’attraversamento di tale diagonale divide lo spazio aereo  in due settori opposti, il settore di levante e il settore di ponente. Camminando sulla cresta della dorsale si avanza da Sud verso Nord, ossia dalla catena dei Nebrodi verso il Tirreno, avendo alle spalle lo scenario incantevole dell’Etna e delle cime più importanti dei Nebrodi, mentre di fronte, sulla tovaglia azzurra stesa dal Tirreno di fronte alla costa di Patti, come fumanti e profumate pietanze servite su vassoi d’argento, si offrono le Isole Eolie. Le due estremità dell’asse del cammino indicano solo due delle quattro prospettive che formano l’angolo giro, le altre due sono costituite dalla lunghissima sequenza di panorami che si accavallano guardando ora verso Palermo e ora verso Messina. In direzione zonale, Ovest-Est, la prospettiva è ingigantita dal disegno sinuoso della costa, cui corrisponde nell’entroterra, un movimento consistente di strutture montuose, una ricca morfologia evidenziata dalla sovrapposizione di numerose sagome frastagliate degradanti dall’asse della catena settentrionale sicula verso il mare. In particolare le vedute che si aprono verso levante consentono di abbracciare gran parte dell’articolato e  gaio tracciato dei  Peloritani, mentre quelle che si aprono verso ponente, si proiettano sul cuore più interno e selvaggio dei Nebrodi. La cornice di questo scenario è un diadema orientato a Mezzogiorno al cui centro si innalza l’Etna, seguono, a ovest, Serra del Re, Monte Soro, le Rocche del Crasto, il promontorio di Capo d’Orlando, a est, la dorsale di Montalbano Elicona, il Pizzo di Novara di Sicilia, le Serra di Barcellona P.G., il Promontorio di Milazzo. Questo diadema è indossato dalla testa regale del Monte Meliuso, posto al centro della corona, ove, come gioiello preziosissimo sorge Giosa Guardia. Esso ha funzione di proclamare la regalità di questa natura straordinariamente bella e affascinate. La fantasia ci aiuta a immaginare il capo di questa bellissima principessa siciliana cingere il favoloso diadema non solo per adornarsi della sua impareggiabile bellezza e per proclamare la sua stirpe regale, ma anche per vestirsi, tramite esso, delle tinte azzurrate del Tirreno, che, come un velo morbido e luccicante, dal suo capo scende sul Golfo di Patti per aprirsi verso l’infinito campo dell’orizzonte.  In questo spettacolo naturale di indescrivibile  bellezza i  ruderi di Gioiosa Guardia ci lasciano sognare, sognare, sognare. Chiese, castelli, case, mura cittadine, strade, mulattiere, etc, testimoniano che anticamente queste bellezze non erano solo ammirate e conosciute, ma erano innanzitutto vissute. Non importa quali siano state le cause che hanno spinto i nostri avi a rifugiarsi in un posto così alto e difficile, quello che importa è che essi abbiano stretto con tale posto un patto di vita e di amore che li ha  sicuramente favoriti secondo una logica per noi incomprensibile. Forse gli antichi gioiosani non avevano motivazioni ascetiche, ma sicuramente abitando sull’altura del monte Meliuso hanno imparato ad acquisirle e ad apprezzarle sempre di più.     I loro sguardi fissati sull’orizzonte per difendersi dagli attacchi dei pirati hanno inevitabilmente sollevato i loro cuori al Cielo trasportandoli da una dimensione terrena a una dimensione paradisiaca.  Queste vette sono vette dello Spirito, sono vette ove l’anima viene improvvisamente lanciata verso Dio per essere trasportata nei suoi atri e lì essere sedotta, amata e sposata per sempre.

Capo d’Orlando, 12/08/2013

Dario Sirna.

 

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