FIUME POLLINA- CANYON SULL’AFFLUENTE DI CASTELBUONO – SECONDO TRATTO

FIUME POLLINA – IL CANYON DELL’AFFLUENTE CHE SCENDE DA CASTELBUONO – SECONDO TRATTO

Il reportage di oggi è dedicato al secondo tratto del canyon sull’affluente del Fiume Pollina che scende dal territorio di Castelbuono. Il canyon ha una struttura molto particolare e la sua documentazione dettagliata non può essere esaurita con un unico reportage, si mortificherebbe la straordinaria bellezza della sua natura e la grandiosità della relativa struttura.

In questo secondo tratto viene completata la documentazione del primo corpo del canyon. A tal proposito precisiamo che il canyon risulta formato dalla successione di tre corpi differenti, posti in una sequenza continua, che differiscono tra di loro per le dimensioni e le forme delle gole. Senza dubbio il primo canyon è il più spettacolare in quanto associa nel suo complesso elementi rocciosi di grandissimo effetto, composti tra di loro in modo da esaltare ulteriormente la bellezza del risultato finale. Esso, inoltre, per le sue dimensioni e per le sue caratteristiche presenta difficoltà di percorso che consentono di assaporare nel vivo il gusto dell’avventura nella natura. Nel reportage precedente abbiamo documentato la zona di ingresso al canyon e il cammino effettuato per superare l’ostacolo della “naca”. Con tale termine nel gergo locale si indica il canale fluviale che occupa il fondovalle della gola. Questo canale si espande da sponda a sponda e, considerata la sua profondità, il suo attraversamento comporta o l’uso di una canotto o la necessità di farsi il bagno. La naca ha una lunghezza di circa cento metri, ma lungo tale tragitto presenta delle zone di secca che permettono di individuare un percorso esterno alla stessa, utilizzabile per superare questo corpo del canyon e per continuare il cammino verso i corpi successivi. Tale percorso sfrutta perciò le rocce che si innalzano sulla sponda destra del fiume fino al centro della gola, successivamente, occorre scendere fin nel letto del fiume, operazione fattibile solo in assenza di piene, attraversare il fiume, portarsi sulla sponda sinistra e continuare a costeggiare la gola su tale versante. Questo tragitto non è proponibile a chiunque, esso richiede un minimo di preparazione fisica, agilità, dimestichezza con la roccia e con il pericolo. Alcuni passaggi sono molto rischiosi. Rispetto all’attraversamento del torrente forse i pericoli sono maggiori, anche se si evita l’inconveniente di bagnarsi. Occorre valutare bene tra i due tragitti scegliendo quello più idoneo alle proprie capacità fisiche e psicologiche. Certamente l’arrampica sulle rocce e il conseguente cammino in quota offrono all’escursionista il vantaggio non indifferente delle spettacolare vedute aeree. Trattandosi di dislivelli modesti, anche se molto ripidi, l’effetto paesaggistico è notevole perché non si avverte il distacco dall’ambiente, infatti la sensazione di trovarsi immersi al suo interno e di venire coinvolti nei spazi rimane altissima. Gli scenari goduti non  sono quelli che uno spettatore al teatro potrebbe godere dalle tribune, ma sono quelli che un attore gode durante le sue esibizioni sul palcoscenico stesso. Ciò sta ad indicare la totale assenza di distacco e il pieno coinvolgimento del visitatore. Il passaggio sulla sponda sinistra del fiume comporta l’attraversamento del torrente. In questo punto della naca esiste una secca che grazie alla formazione di una piccola spiaggia di sabbia permette di sostare al centro del canyon, nel suo cuore più interno, in uno dei punti più belli di tutta la struttura. La prospettiva goduta da tale posizione è chiusa alle due estremità dalle pareti di accesso alla gola, ne consegue che questa rimane catturata all’interno di uno spazio privo di ogni elemento di discontinuità. L’uniformità paesaggista e coreografica serve ad esaltare la bellezza del posto eliminando da esso ogni possibile stonatura. Ciò permette di apprezzare ai massimi livelli  la bellezza del fiume e di sentirsi immersi al suo interno e totalmente staccati da ogni contatto con l’ambiente esterno. Il coinvolgimento emotivo generato da tale situazione è talmente avvolgente da far perdere la cognizione del tempo e dello spazio. La mente sembra entrare in una dimensione di vita nuova, una dimensione in cui il passato è al punto zero e tutto il tempo si trova sull’asse del futuro. La novità apportata dalla  situazione vissuta è una vera e propria sorpresa che nell’archivio dei ricordi e delle esperienze non trova uguali o precedenti. Ecco perché nella mente, nel cuore e nell’anima non c’è posto per altro se non per le bellezze di questo canyon. Ogni altra conoscenza passa in secondo piano, lasciando a questa esperienza tutto il tempo e tutte le forze che sono necessarie per potarla vivere e  godere al massimo. L’animo sedotto viene così rapito e sollevato sulle vette della pura contemplazione, ove protagonista assoluto è il regno di Dio. Si arriva al punto di perdere la sensazione di separazione generata dalla distinzione tra Cielo e Terra, tra Paradiso e Mondo. Esiste un’unica dimensione, quella del Creato ove spirito e corpo, umanità e divinità sono ora in piena sintonia tra di loro e perfettamente comunicanti, liberi da ogni incomprensione e da ogni difficoltà di comunicazione. La sensazione più bella che si avverte è quella di non essere più soli, di non essere abbandonati, di non essere inutili, ma di essere amati, voluti bene, attenzionati, desiderati da Dio e da tutto quanto ci circonda. Pace, appagamento, equilibrio, soddisfazione e beatitudine si riversano direttamente nel nostro cuore da questa immensa sorgente di bellezza  e di amore.

Capo d’Orlando, 14/11/2013 Dario Sirna. Con la collaborazione di Sebastiano Mirici Articoli Correlati: http://camminoin.it/2013/11/08/fiume-pollina-il-canyon-dellaffluente-che-scende-da-castelbuono/

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