CARONIA – TORRENTE SAMPIERI – SECONDA PARTE

CARONIA – TORRENTE  SAMPIERI – CAMMINANDO VERSO IL CANYON

Abbiamo suddiviso la documentazione sul Torrente Sampieri di Caronia in vari reportage, relativi a a tratti differenti. Ogni reportage documenta un nuovo tratto di cammino compiuto nella risalita del fiume. L’articolo di oggi ci permette di contemplare le bellezze racchiuse all’interno della gola che precede e dà accesso al canyon.

Rispetto al cammino illustrato con l’articolo precedente qui ci troviamo a monte dello stesso, ma sempre a valle del tratto più bello e affascinate, quello relativo appunto al grande canyon. Relativamente alle indicazioni da seguire per l’accesso, per l’equipaggiamento e per ogni altro dettaglio utile all’ottimale riuscita dell’escursione rimandiamo all’articolo relativo al primo tratto, disponibile al seguente indirizzo: http://camminoin.it/2013/09/10/caronia-torrente-samperi-prima-parte/. Anche in questa zona il torrente continua a suggestionare il visitatore con una serie di stratagemmi particolari che hanno la funzione di stimolare la fantasia e la curiosità, creando grandi aspettative. Il cammino all’interno del fiume è pertanto un crescendo di emozioni e di sorprese che accendono nel cuore dell’escursionista lo spirito della grande avventura. I posti attraversati sono straordinariamente belli e accattivanti, inimmaginabili anche facendo  ricorso ad una fervida fantasia. La nostra visione del territorio locale, infatti, è talmente limitata e condizionata dal suo aspetto esteriore da non incentivare in noi il desiderio di una ricerca più approfondita. La nostra bella isola offre, già al primo impatto con la sua immagine luminosa e la sua accoglienza, una varietà di ricchezze naturaliste e paesaggistiche talmente grande da catalizzare totalmente  l’attenzione  sulle stesse, distraendo così  l’interesse da tutto ciò che non è prontamente disponibile, da tutto ciò che deve essere cercato per essere trovato, e da tutto ciò che non si può godere se non si ha la pazienza di sopportare qualche sacrificio in più. La conseguenza di ciò è che  alcuni dei posti più belli e più caratteristici della nostra terra restano completamente sconosciuti, non solo ai turisti ma anche ai residenti. Esiste nella nostra Sicilia una bellezza completamente nascosta che completa e arricchisce il grande patrimonio naturale dell’isola. La cosa che più colpisce è che non si tratta di bellezze di interesse inferiore rispetto a quelle delle località più famose e più visitate, ma di bellezze che competono con queste ultime  con titoli eccellenti e altrettanto vincenti. Tali bellezze ci mostrano un volto completamente nuovo della nostra natura, un volto esotico, a volte non associabile alla nostra terra, a volte attribuibile a regioni lontane, sconosciute e selvagge. Ma è un volto che comunque ci attrae e che magari ci spinge a coprire migliaia di chilometri e a spendere somme ingenti di denaro per poterlo godere all’estero, non pensando mai di poterlo trovare dietro la porta di casa. In effetti noi siciliani abbiamo perso ogni contatto con il creato che ci ospita, dimenticandoci completamente della sua funzione contemplativa. Per questioni puramente economiche e pratiche abbiamo concentrato tutti i nostri interessi sulla ristrettissima fascia costiera che come un merletto finemente lavorato e ricamato chiude nel suo perimetro un quadro ricco e di grande valore. Viviamo così solo su una modestissima superficie, dimenticandoci che esiste anche tutto il resto. E’ come se entrando in un museo restiamo talmente affascinati e interessati dallo splendore della cornice di un dipinto da fissare tutta la nostra attenzione solo su di essa, dimenticandoci che il vero capolavoro è sulla tela da essa racchiusa. Su un quadro non si monta mai una cornice più importante del quadro stesso perché non ha senso, ma l’una e commisurata all’altro. Così se la cornice esprime un determinato valore significa che il quadro ne esprime uno ancora più grande. Nessuno ricevendo un regalo si accontenta di godere della bellezza e della preziosità della carta che lo avvolge, ma ne vuole aprire la scatola per scoprirne il contenuto intero  e impossessarsene. L’impressione attuale è che la vita contemporanea fermi tutto il nostro tempo e tutto il nostro interesse sulla carta che avvolge il dono di Dio, impedendoci così di conoscere e gustare quest’ultimo. La verità è che il mondo di oggi ha perso completamente il gusto della contemplazione e ha così negato alla natura la sua missione salvifica, la sua missione di intermediazione tra l’uomo e Dio, la sua funzione di via che indica l’accesso del Paradiso e che prepara l’anima alla vita divina. Nella logica consumistica e commerciale della nostra società la natura è una risorsa da sfruttare, da impoverire, da cestinare e da depredare. Ma il vero ruolo del creato non è quello di trasformare l’uomo in un essere immondo  e spregevole, ma di elevare l’uomo dalla Terra verso il Cielo. Nella sua grande ricchezza il creato ci offre, infatti, non solo i mezzi necessari per il nostro sostentamento, ma ci offre soprattutto i mezzi necessari per la nostra crescita spirituale. Se quest’ultima viene calpestata a tutto vantaggio della prima, la natura in cui viviamo si impoverisce, si rovina, viene deturpata, calpestata e oltraggiata. Il danno non riguarda solo il creato, su cui la violenza della cupidigia umana lascia segni indelebili, ma riguarda in primo luogo l’uomo stesso, che così facendo, infatti, perde uno strumento indispensabile per il suo benessere interiore. Nessun bene materiale, nessuna ricchezza, nessun sentimento, nessuna vanità, nessun vizio e nessun appagamento temporale possono sostituirsi nell’anima alla necessità di incontrare Dio, di conoscerlo, di amarlo e di vivere con Lui. Quando nella vita dell’uomo non si sviluppa questo indispensabile cammino ogni soddisfazione terrena si trasforma in un vuoto interiore  incolmabile. Il rapporto con Dio non può essere cancellato, né può essere sostituito con dei surrogati, esso deve essere vissuto personalmente e direttamente da ciascun individuo. Tutti abbiamo dei limiti e tutti sperimentiamo la miseria e la povertà  del peccato, ma tutti, nessuno escluso, siamo chiamati a trovare in Dio tutto ciò che ci manca, che ci completa, che non possediamo e che solo Lui ci può dare, a iniziare dalla grazia della purezza e dell’amore vero. Il creato ci spinge in tale direzione e ignorarlo o depredarlo equivale solo a danneggiare noi stessi. Nel torrente Sampieri abbiamo la fortuna di apprezzare ancora oggi l’aspetto più selvaggio e più incontaminato della nostra bellissima terra. Si tratta di un tesoro dal valore inestimabile che occorre riscoprire non per essere danneggiato ma per essere utilizzato nella logica di Dio, secondo la funzione originaria allo stesso attribuita.

Capo d’Orlando, 16/09/2013

Dario Sirna.

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