CARONIA – TORRENTE CARONIA – SECONDO TRATTO

TORRENTE CARONIA – SECONDO TRATTO A MONTE DEL MULINO

Continuiamo il nostro cammino all’interno del vallone che ospita il torrente Caronia. Con l’articolo precedente abbiamo iniziato la documentazione di quel tratto di torrente che si sviluppa  a monte del Mulino. Con questo articolo riprendiamo tale documentazione estendendola fino all’ingresso dello Stretto delle Capre, pertanto il tratto di torrente oggetto del presente reportage è quello antecedente questa affascinante gola.

Relativamente all’accesso al fiume e alle difficoltà che lo stesso presenta rimandiamo i lettori alle indicazioni fornite nell’articolo disponibile  al seguente indirizzo http://camminoin.it/?s=mulino+di+caronia . Precisiamo solo che l’esplorazione del fiume pur non presentando notevoli difficoltà di percorso è comunque molto faticosa perché il cammino è parecchio lungo e perché esso  si sviluppa all’interno del torrente sia all’andata che al ritorno. Non ci sono, infatti,  vie alternative che consentono un rientro su sentieri esterni al fiume. Come al solito questo tipo di cammino richiede massima attenzione a causa della difficile praticabilità del letto del fiume, al cui interno la presenza di estese coperture di sassi rende il piano di calpestio  dissestato e scivoloso. Il fiume in questo secondo tratto successivo al Mulino conserva intatta tutta la sua bellezza e mantiene inalterato il grande fascino esibito già a partire dalla gola di ingresso, sita nella zona a valle, prima dell’allargamento  terminale. Per questo motivo il cammino dà continuamente l’impressione di rispettare le promesse iniziali e nel contempo presenta nuove scommesse da giocare nei tratti che si sviluppano a monte. Il fascino del fiume è in gran parte alimentato da quell’aria di mistero che avvolge il torrente e che è dovuta alla impossibilità di trovare nel territorio circostante  ad esso un punto di osservazione capace di fornire una visione prospettica d’insieme abbastanza completa. Come una creatura timida il torrente nasconde le sue bellezze agli occhi indiscreti dei passanti occasionali e permette le sue confidenze solo a chi dimostra di avere passione e pazienza tali da decidere di inoltrarsi personalmente e direttamente nei suoi meandri. In un certo senso è come se la natura fortemente gelosa di questa sua preziosa creatura la custodisse all’interno di uno scrigno il cui accesso è consentito solo attraverso un contatto intimo con le acque del torrente. Essa quindi permette di godere queste bellezze solo a chi dimostra di avere un interesse e un rispetto tali da essere disposto a correre i rischi e le fatiche di  un’escursione a piedi nel percorso dell’alveo. Ma anche all’interno del vallone scavato dal torrente la discrezione adottata dalla natura nel mostrare questa sua perla si mantiene sempre molto alta, così il cammino si compone di tappe successive nel corso delle quali è possibile aggiungere a quanto già ammirato nel tragitto precedente nuove scoperte e nuove emozioni, mentre l’orizzonte celato dal sipario dei ripidi e affollati crinali montuosi, come un velo sensuale, mostra e allo stesso tempo nasconde le meraviglie conservate a monte, ottenendo così di stimolare la curiosità e di accendere il desiderio dell’escursionista. Trovarsi in mezzo   a questo gioco di seduzione, significa essere irresistibilmente attratti dalla bellezza e dall’astuzia del fiume.  Tale atteggiamento conquista il cuore del visitatore che sfidando fatiche e pericoli si spinge sempre più avanti nel fiume, superando piscine, piccole gole, massi, e valloni lussureggianti,  allo scopo di conoscere tutto e di ammirare ogni angolo nascosto, anche il più inaccessibile e il più lontano. Per raggiungere questo obbiettivo il fiume si avvale anche dell’esuberanza del suo contesto naturale esterno. In particolare il mantello  del bosco come una coperta riccamente ricamata e ridondante di raffinati disegni e di delicatissime geometrie, scendendo dalle vette montuose dei Nebrodi adagia i suoi verdissimi merletti  e i suoi elaborati orli sulle coste del fiume, con effetti naturalistici strepitosi e unici. Il fiume ondeggia con sensualità all’interno del vallone, sfilando quasi come una giovane ragazza su una passerella di moda, attorniato da scenografie di drappi di velluto verde e blu, mentre i raggi solari come i fari di un  palcoscenico illuminano lo scintillio delle sue dolcissime acque. L’ambiente è ricco di vita. Esso ospita al suo interno pesci, tartarughe, rane, anguille, serpenti, libellule, farfalle, uccelli di vario tipo, volpi, gatti selvatici, ricci,  istrici, etc.. L’incontro con questi esseri viventi è inevitabile e continuo. Esso conferisce all’escursione maggiore  gusto, arricchendola di interresse e di motivazioni. Ma l’effetto più eclatante della bellezza del fiume e della natura che lo circonda è senza dubbio dovuto all’aspetto contemplativo. La bellezza scivola dalle rive del torrente per insinuarsi all’interno del cuore umano ove produce il suo frutto più prezioso, il desiderio di incontrare Dio per ringraziarlo, per adoralo, per lodarlo. La dimensione degli eventi, del creato, della natura, delle emozioni e di tutto quanto trascina  l’uomo all’interno di questo paradiso terrestre è tale da elevare il cuore umano verso Dio, nell’intento di metterlo  in  comunione con Lui. Tra l’uomo e il Creatore non esistono barriere naturali  che impediscono tale incontro amoroso, esistono piuttosto ampi varchi che lo favoriscono. Questi varchi sono sempre aperti a tutti, sempre disponibili per tutti, sempre attivi e sempre pronti per svolgere il loro compito in favore dell’uomo. La natura è uno dei varchi più evidenti e più vicini a noi, lasciamoci guidare dal suo percorso ascetico  che unisce il Mondo al Cielo eliminando ogni separazione fisica e spirituale.

Capo d’Orlando, 28/08/2013

Dario Sirna.

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