ALCARA LI FUSI – IL CANYON STIDDA VERTICALE

ROCCHE DEL CRASTO – LA SCALATA DEL CANYON STIDDA VERTICALE

All’altezza della Cascata Stidda, in uscita dal Canyon Stidda orizzontale, il torrente Stidda riceve le acque di un affluente laterale alimentato dal bacino nord di  Punta Blasi.

In realtà questo affluente, la cui portata è comunque molto limitata e a carattere di ruscello,  a causa della natura fortemente permeabile del letto su cui scorre non ha una alimentazione superficiale, tranne nei periodi di riempimento della falda sottostante, ossia durante le forti piogge o durante il disgelo del manto nevoso. Ciò significa che per trovare acqua nel suo greto è necessaria una stagione abbondante di precipitazioni, specie nevose.
La particolarità e la bellezza di questo torrente sono dovute alla conformazione rocciosa della gola in cui esso scorre. A monte, l’impluvio in cui vengono convogliate le acque del bacino montano è un canyon verticale di grande bellezza, paragonabile al canyon San Leo. L’escursione con cui abbiamo documentato questo percorso è stata effettuata all’inizio dell’autunno, dopo la siccità dei mesi estivi, in un periodo in cui è quasi impossibile sperare di trovare acqua nel torrente, tutt’altra cosa è invece alla fine dell’inverno. Ma l’assenza dell’acqua nel canyon in questo caso è una condizione indispensabile, in quanto in caso contrario la conformazione strettissima e ripidissima della gola impedirebbe l’escursione. La via seguita non è attrezzata di catene e ganci per la discesa in corda, occorre arrampicarsi o scendere completamente liberi, per questo motivo sconsigliamo tale cammino a tutti coloro che non hanno esperienza nel settore e che non conoscono le tecniche. Oltre al pericolo degli incidenti per cadute il rischio  che si corre è di ritrovarsi all’interno del canyon in una posizione talmente difficile da lasciarsi prendere dal panico al punto da rimanere bloccati.
Il canyon si compone di una lunga sequenza di salti con strapiombi quasi verticali, alti dai 10 ai 20 metri, chiusi in uno strettissimo  corridoio di pareti  laterali totalmente inaccessibili. Per avanzare all’interno del canyon è necessario utilizzare il percorso dell’acqua, unica via disponibile, per questo motivo il fondo asciutto aiuta moltissimo, dimezza il pericolo, riduce i disagi. Il canyon si trova alla fine del percorso ascensionale, nella zona alta delle Rocche, prima di raggiungerlo occorre effettuare un’ora di cammino in salita. Il dislivello coperto è di circa 400 metri, il percorso è molto faticoso a causa delle pendenze irte e del fondo sassoso e instabile. A parte il canyon, tutto il cammino richiede massima attenzione e prudenza.
La macchina può essere parcheggiata sull’ultimo ponte asfaltato del torrente in questione. Il percorso iniziale prevede l’utilizzo del sentiero Bacco fino alla sua deviazione per la cascata “Stidda”, oltre questo punto occorre sfruttare i sentieri marcati nelle praterie di ampelodesma (disa) dalle capre. Superata la zona della cascata si prosegue all’interno del letto torrentizio o in adiacenza ad esso. Durante questa seconda parte di cammino le difficoltà diventano sempre più grandi fino ad arrivare all’ingresso del canyon, che si presenta chiuso da un salto di roccia alto dieci metri. Andando oltre i salti si ripetono in continuazione con altezze sempre più importanti. Fortunatamente l’assenza di una corrente fluviale costante ha impedito di levigare perfettamente il letto roccioso di questi balzi, cosicché asperità e spuntoni offrono appigli utili per arrampicarsi con le mani e con i piedi sulle loro pareti.
Per chi non si lascia scoraggiare dalla paura e ha preparazione ed esperienze idonee ad affrontare il percorso l’escursione unisce alla bellezza naturalistica dei posti il divertimento e l’emozione dell’avventura sulla roccia. Queste scalate per gli esperti sono facili, semplici, poco impegnative, mentre per i principianti sono un’ottima palestra di allenamento e di crescita.
Durante il percorso i diversi tipi di fondo affrontati aiutano a specializzarsi in settori differenti, fornendo ai partecipanti l’opportunità di una preparazione completa. Il sentiero attraversa, infatti, tratti su pietraie molto instabili, tratti con massi grossi da scavalcare, tratti su fondo terroso scivoloso, tratti nel greto fluviale, tratti in mezzo alla macchia spinosa, tratti con pendenze elevatissime, salti, e ogni altro tipo di ostacolo in cui il piede, la gamba e tutto il corpo sono sollecitati a muoversi in maniera del tutto anomala e innaturale. Per questo motivo raccomandiamo la massima attenzione e prudenza.
Uno dei pericoli più grossi e meno considerati è dovuto al rotolamento, esso deriva dalla circostanza che il piede è costretto a camminare su pendenze elevatissime ove piccoli sassi sono depositati ovunque pronti a far slittare in maniera incontrollata il corpo.
A parte queste considerazioni il posto offre un ambiente naturale unico e spettacolare, che grazie alle imponenti rocche e ai loro strapiombi ha similitudini dolomitiche. Dall’inizio fino alla cima della montagna lo stato emotivo è sollecitato a crescere in continuazione fino a raggiungere il punto culminante all’interno del canyon ove le pareti della gola sembrano gettarsi addosso e lo sguardo rimane incarcerato tra le mura di pietra. Le vedute panoramiche improvvisamente sono confinate all’esterno, come volutamente escluse da questo dominio,  un regno di roccia nuda prende il sopravvento, lo stupore è tutto dedicato e concentrato sulle meraviglie della montagna. Il canyon è come un labirinto di corridoi trasversi che attorcigliandosi sull’asse longitudinale  della valle e risalendola di petto formano piani orizzontali posti a livelli differenti, tra di loro separati da violenti e vertiginosi salti. Il canyon dunque non solo è isolato dal mondo esterno, ma anche al suo interno si compone di ambienti tra di loro non comunicanti.
Il luogo è ideale per vivere intensi momenti di vita interiore, per ritrovare se stessi, per ristabilire il proprio rapporto con il mondo, per crescere verso Dio, per riacquisire quella pace che deriva dal recupero di una realtà completa in cui la verità non è quella immaginata e imposta dalla società e da false convenienze personali, ma quella benevola, accogliente, mite, generosa, caritatevole, comprensiva, confortante e rispettosa di un Creatore che ci ama non per violentarci nel nostro io e nella nostra natura, ma per donarsi a noi con una mole di gioie  e di ricchezze di cui non abbiamo mai compreso la portata e il valore.

Capo d’Orlando, 17/02/2014

Dario Sirna

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