ALCARA LI FUSI – DA PUNTA BLASI A PUNTA LIBBA – TERZA PARTE

ALCARA LI FUSI  – LE BELLEZZE DI PAESAGGISTICHE DI PUNTA LIBBA

Il cammino proposto con questo reportage è il cammino che da Punta Blasi conduce a Punta Libba. Le due punte in questione sono le sommità di due rocche affiancate che si contendono la volta celeste del centro di  Alcara Li Fusi. Si tratta di due costoni montuosi monumentali che osservati dal basso formano una cortina compatta dotata di imponenti strapiombi le cui pareti, dalle cime delle Rocche del Crasto, precipitano vertiginosamente sull’abitato di Alcara Li Fusi.

Le due rocche sono separate da uno strettissimo vallone, a tratti evolvente in una sequenza intermittente di soffocanti canyon. Il cammino documentato in questa sede  è la continuazione e conclusione del cammino già descritto nelle precedenti pubblicazioni dedicate alla Punta Blasi. Esso dunque si avvale nella prima parte del percorso che collega Portella Gazzana al costone di Punta Blasi. Le difficoltà di percorso di questo terzo tratto dell’escursione sono maggiori in quanto molti passaggi si svolgono su pendii accidentati, ripidissimi, insidiosi, privi di sicurezza, all’esterno della rete di sentieri, in mezzo a un fitto groviglio di guglie rocciose  affioranti. Inoltre, trattandosi del tratto terminale dell’escursione le energie fisiche disponibili sono in gran parte consumate mentre la fatica necessaria per affrontare il percorso è ancora tanta. Per questo motivo raccomandiamo massima prudenza nella ricerca degli spunti fotografici più accattivanti e nella ripresa delle vedute aeree più emozionanti. Scendendo dalla Punta Blasi, invece di percorrere a ritroso il costone attraversato all’andata, mirando al costone di Punta  Libba, occorre individuare un tragitto all’interno del vallone che unisce i due percorsi. La parte meno accidentata e meno interessata dalla vegetazione infestante è sicuramente la parte più alta. Scendendo all’interno del vallone si raggiunge l’impluvio, lo si attraversa e si risale sul versate sud del costone di Libba. Questo passaggio, sebbene più faticoso in quanto prevede delle perdite di quota che poi occorre inevitabilmente recuperare, permette di sprecare meno tempo in quanto è più breve e soprattutto offre la possibilità di muoversi lungo linee prospettiche nuove. Attraversato il vallone ci si rimette sulla pista forestale che percorre l’altopiano delle Rocche del Crasto. Tale pista passa accanto a un affascinate bevaio e di fianco a un rimboschimento  di pini al cui centro si trova l’area umida delle Rocche del Crasto. Si tratta di un piccolo laghetto, generalmente asciutto nei periodi estivi, la cui giacitura è posta proprio sulla cima del costone di contrada Libba. La posizione raggiunta è straordinariamente grandiosa e panoramica. Essa offre nel contempo l’affaccio sulla costa tirrenica e sull’entroterra montuoso dei Nebrodi. Dalla passeggiata sul costone di Libba il campo ottico ha la possibilità di allargarsi nuovamente a 180° sulla prospettiva del mare, spaziando dal Monte della Madonna del promontorio di Capo d’Orlando al Monte Pellegrino delle alture di Palermo. In mezzo a questo vastissimo scenario naturale di indescrivibile bellezza, ove l’azzurro del mare traboccando verso l’alto si riversa nelle infinite  dimensioni della volta celeste, si stagliano, solitarie, le bellezze architettoniche di San Marco d’Alunzio, mentre alle spalle la costa tirrenica forma un merletto ininterrotto di vie e di case che collegano Capo d’Orlando a Sant’Agata di Militello, passando attraverso Rocca di Caprileone e Torrenova. La bellezza del centro urbano e storico di San Marco D’Alunzio emerge dalla nuvola di azzurro e di verde che si innalza dal fondovalle costiero come un miraggio miracoloso e fantastico che immediatamente cattura l’interesse del visitatore. La bellezza seducente della straordinaria veduta paesaggistica è talmente sorprendente e inattesa da assumere il carattere misterioso e affascinate di una apparizione celeste. Il cocuzzolo su cui è arrampicato il paese emerge infatti dalla nube azzurra come una visione paradisiaca e conferisce al paesaggio una dimensione surreale e fantastica, tanto sublime da attrarre rapidamente  l’anima in una dimensione puramente contemplativa. La visone non si compone solo di questo elemento affascinate ma si avvale anche del contributo non meno interessante della spettacolare valle del Rosmarino, della piana di Capo d’Orlando, del golfo  e del porto di Sant’Agata di Militello, oltre che di tutte le colline, cocuzzoli  e montagne che con un movimento piuttosto armonioso e gaio degradano velocemente verso il vicino Tirreno. Attraversata  questa zona il cammino da noi seguito abbandona la pista forestale e si immette sui pendii che degradano verso sud in modo da raggiungere la vetta del costone di contrada Libba e successivamente tutte le vedute mozzafiato che si godono dagli infiniti belvedere formati dalla cresta degli strapiombi che si affacciano su Alcara Li Fusi. Questo secondo tratto di percorso è sicuramente più difficile e più rischioso rispetto al precedente, ma offre nuove suggestioni paesaggistiche e grandi spazi panoramici, con vedute aeree eccezionali e di indescrivibile bellezza. Sporgendosi dalle infinite guglie che merlettano la siluette dello strapiombo della Rocca lo sguardo cade perpendicolarmente sui casolari in pietra a secco e in paglia dell’affascinate borgo primitivo di contrada Stidda. Recinti in muratura a secco innalzano barriere architettoniche dal gusto assolutamente bucolico all’interno dei quali sono racchiuse le aree ove vengono protetti mandrie e greggi. Al centro di ogni corte sorgono piccole e armoniosi edifici in pietra e paglia ove alloggiano i pastori. Visto dall’alto il borgo ha tutto il fascino di un presepe antichissimo, rimasto intatto nel corso dei millenni, fermo apparentemente all’età della pietra. Poco più a destra del borgo le abitazioni del centro urbano di Alcara Li Fusi con i loro caratteristici tetti in coppi testimoniano l’evoluzione storica delle popolazioni locali e conferiscono al territorio abitato un valore non meno interessante e apprezzabile del precedente. A sinistra del bordo Stidda il paesaggio offre invece uno degli aspetti più selvaggi e più misteriosi delle rocche. Una strettissima fessura stacca dalla base della Rocca Blasi un poderoso costone roccioso, anch’esso a forma di rocca con tanto di altopiano sommitale. Questo costone fronteggia quello della contrada Stidda, da cui rimane staccato a causa del vallone principale. Anche sul piano di questo secondo costone roccioso si possono ammirare altri edifici di paglia e pietra a secco. Ma la spettacolarità del paesaggio non è data tanto dalla singolarità di questi affascinati borghi dal sapore antichissimo, quanto dalla natura che emerge dallo strettissimo canyon formato dalla suddetta frattura. In mezzo a questo canyon si introducono le acque del torrente Stidda, le quali nel periodo invernale si gettano nel vallone principale formando una bellissima cascata alta circa dieci metri, seguita da un secondo salto, altrettanto interessante e alto. Il tutto occupa lo spazio del fondovalle ed è dominato dall’alto dalla imponente e soverchiante bellezza della Rocca Blasi. Uno spettacolo naturale unico e indescrivibile, arricchito dal retrostante contesto dell’imponente Rocca del Crasto. Un gioco di strapiombi, rocce, pendii, canyon, punte, guglie, torrioni, pareti, luci, atmosfere, ombre e bagliori davvero emozionante. Impossibile non restare incantati di fronte a uno spettacolo così vasto, grande, intenso e sfolgorante come questo. Il cuore si riempie di gioia e canta immediatamente le meraviglie di Dio con un inno di lode che silenzioso  sgorga spontaneo dalla luce immessa negli occhi da tanta bellezza.

Capo d’Orlando, 29/10/2013

Dario Sirna.

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